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CSI-PERITI E CONSULENTI
FORENSI
Firenze
©-2006 VIETATA
LA RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE OGNI ABUSO SARA' PERSEGUITO PER LEGGE
“Il
segreto della giustizia sta in una sua sempre maggiore umanità, e in una
sempre maggiore vicinanza umana tra avvocati e giudici e periti nella
lotta comune contro il dolore: infatti, il processo, e non solo quello
penale, di per sé è una pena, che giudici e avvocati (e periti) debbono
abbreviare rendendo giustizia" (P. Calamandrei; S. Fortunato). |
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PERCHE' ISCRIVERSI A CSI?
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L'attività peritale forense, in Italia, è Terra di
Nessuno. Da una parte, ci sono norme giuridiche inadeguate che, per
esempio, sommano l'identità ed il ruolo professionale del consulente e
perito (ora visto come "testimone" ora come semplice "parere tecnico,
artistico o scientifico"). In altre parole, ora la CTU è intesa come
"parere tecnico" ora come "prova". Dall'altra, c'è l'inadeguatezza della
norma, che prevede per il consulente o perito solo astrattamente "una specifica competenza",
ma tutto è lasciato in preda alla sorte, l'unica -ahinoi!- chiamata a decidere se capita il perito buono (ossia, preparato
e competente) o il ciarlatano, se non il vero impostore o avventuriero
travestito da "esperto".
Naturalmente, ci sono anche i periti
e consulenti eccellenti ed inappuntabili, ma questo lo diamo per
scontato e la nostra associazione non nasce tanto per loro, ma per
volgere lo sguardo alla patologia dell'attività peritale forense,
nell'intento di contribuire, sia pure nel piccolo, a sanarla.
Difatti, mentre è pacifico che per gli appositi albi professionali
(quelli emanati con legge ordinaria, per intenderci!), per
esercitare la professione è richiesto un titolo di studio legale, tutto
ciò, non è affatto scontato per le attività cosiddette "non
regolamentate". In esse, per esempio, come perita grafologa ti trovi la
ex-casalinga con la quinta elementare, che con una buona dose di faccia
tosta, due titoli fasulli "fabbricati in casa" (ossia, privi di valore
legale), si catapulta nello svolgere il ruolo di CTU, con buona pace
dell'uomo della strada e della Giustizia e, forse si e forse no, con i
complimenti di qualche avvocato lungimirante e sornione.
Inoltre, in una località ad alto tasso di disoccupazione è capitato
sentir dire: "Non sai fare niente? Iscriviti al Tribunale e fai il
perito!".
Ora, per comprendere il retroterra sub-culturale che regge questa Terra
di Nessuno, è utile un epilogo della filosofia dello Zen: «Al novizio
del monastero Zen, cui il monaco aveva affidato l'incarico di ritirarsi
sopra un monte a riflettere su come far entrare un sasso in una
bottiglia senza romperla, quando allo scadere dei due anni fece ritorno
dal monte, dichiarando di averci tanto ma vanamente riflettuto e di non
ritenere possibile alcuna soluzione, il monaco risposte: "Non ha
importanza che sia possibile o impossibile. Importa che tu non te lo
chieda". (Così, Suzuki D.T., 'La dottrina Zen del vuoto mentale",
Roma, 1965)».
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Quattro buoni motivi per iscriversi a CSI: |
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1) perché, come osserva il prof. Saverio Fortunato:
«Nel campo scientifico non è sufficiente
conoscere le cause per affermare di conoscere qualcosa che da quelle cause
ha avuto origine, giacché occorre la competenza del ragionamento, posto
che qualunque idea perde il senso o ne acquista un altro rispetto quello
originale, se non segue dei principi e non descrive le strutture ed i
caratteri fondamentali della realtà. In questo senso il ragionamento
investigativo o peritale, oltre che da esperto, deve essere metodo-logico.
Un bravo perito deve agire da esperto di qualcosa, ovviamente
(condizione necessaria), ma anche da metodologo (per costruire le regole della teoria) e da ricercatore scientifico (per saperle
applicare), ed è questa la conditio sine qua non per evitare di
offrire al giudice un responso errato»;
2) perché, come osserva la Giudice Jacqueline
Monica Magi: «Solo di recente questo aspetto
[dell'etica e professionalità del
Consulente Tecnico del Giudice, ndr] è stato
affrontato dal libro [Manuale di
Metodologia Peritale, ndr] e dai Corsi
del Prof. Saverio Fortunato, che ha centrato
l’attenzione sia sulla professionalità generica di un consulente, che
deve avere dunque un’adeguata preparazione nel suo settore, sia sulla
preparazione specifica di come si fanno le consulenze, quali sono i
meccanismi processuali a cui devono rispondere»;
3) perché, come osserva il prof. Francesco Sidoti:
«Ogni giorno in
Italia c'è un innocente che viene incolpato ingiustamente ed un
colpevole che riesce a farla franca»;
4) perché, i periti ed i consulenti non possono agire nel campo forense
senza una propria deontologia e dignità professionale, tirati dalla giacca dall'Accusa
o dalla Difesa, mischiando la dialettica e la retorica (che attengono
agli avvocati) con la logica (che attiene al perito) e
finendo in perizia col dire tutto per dire niente o dire tutto ed il suo
contrario.
L'associazione si propone il compito etico e scientifico di perfezionare
la figura professionale del Perito e del Consulente forense, che deve
agire (ed apparire) come un uomo di scienza, soggetto alla
legge, alla scienza ed alla propria coscienza. Ciò, perché, mentre l'avvocato ha il
compito costituzionale di difendere anche il colpevole, il perito e
consulente forense non può difendere l'indifendibile. Non può usare la
retorica per avere ragione e nemmeno la dialettica eristica per avere
ragione anche quando ha oggettivamente torto. Non può usare le logiche
commerciali: né d'inseguire il massimo profitto né della concorrenza
sleale; né può condividere il postulato avvocatesco in base al quale "il
cliente ha sempre ragione, altrimenti perdo la causa".
A questi 4 buoni motivi, tu aggiungi pure i tuoi e, se credi,
iscriviti.
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Il primo
"Manuale di Metodologia Peritale" in Italia |
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