CSI-PERITI E CONSULENTI FORENSI
 Firenze

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“Il segreto della giustizia sta in una sua sempre maggiore umanità, e in una sempre maggiore vicinanza umana tra avvocati e giudici e periti nella lotta comune contro il dolore: infatti, il processo, e non solo quello penale, di per sé è una pena, che giudici e avvocati (e periti) debbono abbreviare rendendo giustizia" (P. Calamandrei; S. Fortunato).

PERCHE' ISCRIVERSI A CSI?
 

L'attività peritale forense, in Italia, è Terra di Nessuno. Da una parte, ci sono norme giuridiche inadeguate che, per esempio, sommano l'identità ed il ruolo professionale del consulente e perito (ora visto come "testimone" ora come semplice "parere tecnico, artistico o scientifico"). In altre parole, ora la CTU è intesa come "parere tecnico" ora come "prova". Dall'altra, c'è l'inadeguatezza della norma, che prevede per il consulente o perito solo astrattamente "una specifica competenza",  ma tutto è lasciato in preda alla sorte, l'unica -ahinoi!- chiamata a decidere se capita il perito buono (ossia, preparato e competente) o il ciarlatano, se non il vero impostore o avventuriero travestito da "esperto".
Naturalmente, ci sono anche i periti e consulenti eccellenti ed inappuntabili, ma questo lo diamo per scontato e la nostra associazione non nasce tanto per loro, ma per volgere lo sguardo alla patologia dell'attività peritale forense, nell'intento di contribuire, sia pure nel piccolo, a sanarla.
Difatti, mentre è pacifico che per gli appositi albi professionali (quelli emanati con legge ordinaria, per intenderci!),  per esercitare la professione è richiesto un titolo di studio legale, tutto ciò, non è affatto scontato per le attività cosiddette "non regolamentate". In esse, per esempio, come perita grafologa ti trovi la ex-casalinga con la quinta elementare, che con una buona dose di faccia tosta, due titoli fasulli "fabbricati in casa" (ossia, privi di valore legale), si catapulta nello svolgere il ruolo di CTU, con buona pace dell'uomo della strada e della Giustizia e, forse si e forse no, con i complimenti di qualche avvocato lungimirante e sornione.
Inoltre, in una località ad alto tasso di disoccupazione è capitato sentir dire: "Non sai fare niente? Iscriviti al Tribunale e fai il perito!".
Ora, per comprendere il retroterra sub-culturale che regge questa Terra di Nessuno, è utile un epilogo della filosofia dello Zen: «Al novizio del monastero Zen, cui il monaco aveva affidato l'incarico di ritirarsi sopra un monte a riflettere su come far entrare un sasso in una bottiglia senza romperla, quando allo scadere dei due anni fece ritorno dal monte, dichiarando di averci tanto ma vanamente riflettuto e di non ritenere possibile alcuna soluzione, il monaco risposte: "Non ha importanza che sia possibile o impossibile. Importa che tu non te lo chieda". (Così, Suzuki D.T., 'La dottrina Zen del vuoto mentale", Roma, 1965)».
 

Quattro buoni motivi per iscriversi a CSI:


1) perché, come osserva il prof. Saverio Fortunato:  «Nel campo scientifico non è sufficiente conoscere le cause per affermare di conoscere qualcosa che da quelle cause ha avuto origine, giacché occorre la competenza del ragionamento, posto che qualunque idea perde il senso o ne acquista un altro rispetto quello originale, se non segue dei principi e non descrive le strutture ed i caratteri fondamentali della realtà. In questo senso il ragionamento investigativo o peritale, oltre che da esperto, deve essere metodo-logico. Un bravo perito deve agire da esperto di qualcosa, ovviamente (condizione necessaria), ma anche da metodologo (per costruire le regole della teoria) e da ricercatore scientifico (per saperle applicare), ed è questa la conditio sine qua non per evitare di offrire al giudice un responso errato»;

2) perché, come osserva la Giudice Jacqueline Monica Magi: «Solo di recente questo aspetto [dell'etica e professionalità del Consulente Tecnico del Giudice, ndr] è stato affrontato dal libro [Manuale di Metodologia Peritale, ndr] e dai Corsi del Prof. Saverio Fortunato, che ha centrato l’attenzione sia sulla professionalità generica di un consulente, che deve avere dunque un’adeguata preparazione nel suo settore, sia sulla preparazione specifica di come si fanno le consulenze, quali sono i meccanismi processuali a cui devono rispondere»;

3) perché, come osserva il prof. Francesco Sidoti: «Ogni giorno in Italia c'è un innocente che viene incolpato ingiustamente ed un colpevole che riesce a farla franca»;

4) perché, i periti ed i consulenti non possono agire nel campo forense senza una propria deontologia e dignità professionale, tirati dalla giacca dall'Accusa o dalla Difesa, mischiando la dialettica e la retorica (che attengono agli avvocati) con la logica (che attiene al perito) e finendo in perizia col dire tutto per dire niente o dire tutto ed il suo contrario.
L'associazione si propone il compito etico e scientifico di perfezionare la figura professionale del Perito e del Consulente forense, che deve agire (ed apparire) come un uomo di scienza, soggetto alla legge, alla scienza ed alla propria coscienza. Ciò, perché, mentre l'avvocato ha il compito costituzionale di difendere anche il colpevole, il perito e consulente forense non può difendere l'indifendibile. Non può usare la retorica per avere ragione e nemmeno la dialettica eristica per avere ragione anche quando ha oggettivamente torto. Non può usare le logiche commerciali: né d'inseguire il massimo profitto né della concorrenza sleale; né può condividere il postulato avvocatesco in base al quale "il cliente ha sempre ragione, altrimenti perdo la causa".

A questi 4 buoni motivi, tu aggiungi pure i tuoi e, se credi, iscriviti.

 Il primo "Manuale di Metodologia Peritale" in Italia


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